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Il Passero domestico di Riccardo Panunzi 

Penso non ci sia dubbio a stabilire che il primato dell’uccelletto più conosciuto, diffuso e facilmente visibile, spetta al “Passero domestico”.

Diffuso quasi  ovunque, e` entrato in contatto con l’uomo centinaia di anni fa` ed accompagna da sempre la vita cittadina. E` ormai un fedele compagno, vive nei villaggi e nelle città di ogni parte del mondo. Forse per il fatto di essere molto comune e` anche meno considerato.

Occupa progressivamente tutti gli insediamenti creati dall’uomo, adattandosi e sfruttando al meglio l’ambiente circostante, dando prova di essere scaltro ed intelligente. Come nell’imparare ad evitare nuovi pericoli, in un periodo che varia dai due massimo cinque anni, esperienze fatte da singoli e poi alle colonie di appartenenza. E` gregario, sta` spesso in gruppo e nidifica nei posti più disparati’ per lo più in colonie; la sua alimentazione è onnivora, con una predilezione per i semi.

Capita spesso che nel periodo riproduttivo si trovino in terre piccoli nidiacei appena usciti dai nidi;- se e` possibile rimetterli nelle vicinanze in modo che i genitori possano tirarlo su, altrimenti tentare di nutrirli con prodotti specifici per l’allevamento a mano dei nidiacei, seguendo le indicazioni e somministrarlo con una siringa senza ago. Deleteria per i piccoli è la classica mollica di pane che li porta a morte sicura .

Molte persone raccontano di passerotti raccolti per strada ed alimentati con mollichelle di pane, che dilatandosi nello stomaco, finiscono per farli morire in un paio di giorni; chiedendomi poi, delle spiegazioni non sapendo che in commercio ci sono alimenti specifici per nidiacei.

Proviamo a vedere le specie presenti nel territorio italiano, ricordando che fanno parte della famiglia dei “Ploceidi”, tra le più importanti di tutto l’ordine, sia per il grande numero di specie sia per l’estensione dell’areale di distribuzione presente in quasi tutte le parti della terra.

Iniziammo dalla “Passera Oltremontana”, presente da noi solamente in alcune vallate alpine, nella Venezia Giulia, nella Liguria occidentale, da me osservata anche in alcune parti della Lombardia: il maschio ha il vertice grigio e la pettorina nera con le guance di un bianco sporco; le femmine ed i giovani hanno un uniforme colore marrone camoscio.

Ma e` la “Passera Italiana” che ha il dominio della penisola, tranne in Sardegna , mentre, caso strano, e` presente in Corsica e a Creta. Questa specie e` presente solamente nei presenti posti; in realtà non e` una specie separata, ma una sottospecie che non si sa` con esattezza da quale derivi, dalla P. Oltremontana? Che dai maschi si differisce dal vertice nocciola, dalle guance più chiare e dalla pettorina nera leggermente più estesa; o dalla P. Sarda? Presente appunto in Sardegna, che si distingue dalla Italica per la pettorina nera che risulta molto più grande, con strisce nere sui fianchi e sul dorso. Le femmine, invece, sono in tutte e tre i tipi grosso modo molto simili. La P. d’Italia può incrociarsi con entrambe le passere confinanti e produrre prole feconda, distinguibile dal piumaggio a seconda da quale incrocio deriva.

Altro rappresentante della famiglia e` la “Passera Mattugia”, dal comportamento molto diverso da quelle già descritte: e` estremamente prudente, guardinga, non si avvicina all’uo0mo più di tanto, al minimo pericolo vola via; frequenta zone dove la P. d’Italia e` un po’ meno presente: boschi, fratte, siepi, vigne. Nei due sessi il piumaggio e` simile; ha il capo con il vertice nocciola, una piccola pettorina nera ed una macchia nera a forma di mezza luna sulle guance bianche, che nelle femmine e` un po’ sfumata. Il piumaggio e` bruno superiormente, biancastro tendente al grigio inferiormente. I giovani hanno livrea simile ma di colore più smorto; la taglia e` leggermente inferiore delle altre passere: 14 cm, come nella “Passera Lagia”.

La “Passera Lagia” ha un habitat diverso, vive in ambienti rocciosi sia coltivati che incolti ed e` un po’ meno comune delle altre; ha il piumaggio più chiaro con il vertice striato ed il sopracciglio bianco, una piccola macchia giallo pallido sul petto, la coda e` corta con delle macchie bianche.

Ultimo rappresentante della famiglia da descrivere, e` il “Fringuello Alpino” (dal nome fuorviante, ma si tratta  di un passero; in molti libri e` descritto insieme agli “Zigoli” per una più facile distinzione). Vive in alta montagna al limite tra le nevi perenni e la vegetazione arborea; e` presente sulle Alpi e sugli Appennini centrali; ha dimensioni maggiori: 18 cm, il capo grigio, gola nera, molto evidenti sono le grandi macchie bianche sulle ali e sulle timoniere esterne; la femmina è  marroncina.

Una particolarità del comportamento dei Passeri è  la “monogamia”; infatti, dopo aver conquistato la compagna in una parata nuziale caratteristica; inchini, saltelli, con ali calate e coda rivolta in alto, condita da continui cinguettii acuti e stridenti e lotte agguerrite con altri maschi pretendenti, non se ne separa più.

Di solito fanno tre covate l’anno, talvolta anche quattro, composte da 4-6 uova.

Questi uccellini pur essendo tanto comuni, non sono oggetto di allevamento, come lo sono altri Indigeni, tipo il  Verdone, il Cardellino, il lucherino......(allevati ormai in varie mutazioni di colore). Pochi sono quelli che si dedicano alla loro riproduzione ed alcuni espongono esemplari, come nell’ultima mostra di Reggio Emilia (stamm mutato rosso bruno di Passera Domestica)  pur vivendo il passero a stretto contatto con l’uomo, resta sempre nervoso e tanta era a dei soggetti esposti.

Forse non è  meglio avere prima dei ceppi abbastanza domestici da poterli esporre con loro maggiore tranquillità? O forse per loro natura non saranno mai dal tutto mansueti in cattività ? Interessante sarebbe, invece, selezionare dei Passeri bianchi ,che sono bellissimi, e che in natura sono difficili da osservare a causa della livrea facilmente individuabili dai loro naturali nemici.

Finisco qui, sperando non sia stato troppo noioso, questo mio scritto che spero sia volto a far conoscere un po’ di più e sotto un’altro aspetto, questa specie; da tanti allevatori cosi poco considerata, per la quale io nutro invece una passione speciale e che potrebbe riservare delle sorprese inaspettate.

Per chiudere, prendo spunto da questo scritto, per ricordare affettuosamente la coppia di 'Passera d’Italia’ che mi ha fatto compagnia per 12 anni, ambedue avevano la particolarità di avere le penne delle ali bianche. 


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